Ecco le piccole riforme possibili da fare. Dopo di che, al voto

Non meritandola per quanto fatto sinora, il governo chiede un’ultima chance. Il primo ministro, consapevole che dopo sedici anni di promesse non mantenute anche queste possano essere catalogate come “del marinaio”, s’impegna ad abbandonare la vita politica se, tra oggi e il marzo del 2013, non riuscisse a realizzare queste. di Michele Boldrin
21 AGO 20
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Non meritandola per quanto fatto sinora, il governo chiede un’ultima chance. Il primo ministro, consapevole che dopo sedici anni di promesse non mantenute anche queste possano essere catalogate come “del marinaio”, s’impegna ad abbandonare la vita politica se, tra oggi e il marzo del 2013, non riuscisse a realizzare queste.

Il governo disfarrà,
anzitutto alcune dannose “riforme per modo di dire”. Il finto federalismo: poiché quanto approvato non riduce il centralismo, la spesa pubblica o lo statalismo economico, ma fa solo aumentare ulteriormente imposte, sprechi e potere della politica, approveremo una legge che cancelli questa presa in giro. Lo stesso faremo con la finta riforma dell’Università, con le varie leggi che hanno stravolto i codici penale e di procedura, e con quelle che hanno evirato la legislazione per la difesa della concorrenza.

Faremo: la riforma fiscale, per ridurre subito le imposte sui redditi da lavoro e d’impresa; la privatizzazione della Rai e la concorrenza nel settore dell’informazione, vietando a chiunque di controllare più del 10 per cento del mercato pubblicitario; l’abolizione dei sussidi per la stampa, privata o di partito che sia; la riduzione dei costi della politica, usando quelli spagnoli come punti di riferimento; l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e della Cig, sostituendola con un’assicurazione per la disoccupazione; la riforma vera delle pensioni, per ridurre il carico contributivo al 15 per cento; il raddoppio dei fondi per la ricerca, dandone la gestione a un’agenzia indipendente che li assegni su basi brutalmente meritocratiche; la privatizzazione di poste e ferrovie, con l’introduzione di severe regole pro concorrenza in entrambi i servizi; la riforma vera dell’Università, ispirandoci al sistema californiano.

Le grandi riforme,
federalismo, mercato del lavoro, amministrazione pubblica, non abbiamo né la forza né la competenza per farle. Lo diremo agli italiani e chiederemo loro di farne il perno delle prossime elezioni.

di Michele Boldrin